25 febbraio 2012

Giovani architetti

A studio mi sono capitate un paio di situazioni da far sorridere e interrogarsi sulla qualità dell'insegnamento delle nostre università. In un paio di occasioni ho chiesto a giovani architetti che lavoravano con me di farmi il conto dei mq di tramezzi da demolire in un appartamento di circa 120 mq di cui stavamo facendo il progetto di ristrutturazione.
La prima risposta, dopo una giornata di conteggi, è stata: 2,3 mq (!). Stavamo facendo una ristrutturazione completa e certamente la stima era molto al di sotto del reale. Quando mi sono fatto spiegare come mai veniva un calcolo così sottodimensionato, alla spiegazione ci siamo fatti un sacco di risate (il rapporto con la collega era tale che la cosa non poteva che farci ridere, e ancora oggi ci scherziamo sopra...): praticamente lei aveva calcolato la superficie dei tramezzi in pianta, considerandoli solo come ingombro a terra, senza valutarne l'altezza e la tridimensionalità! Ovviamente ha capito subito l'errore e dopo un attimo di imbarazzo la risata è partita spontanea.

In una seconda occasione, con un altro giovane collega, alla stessa richiesta (i mq di tramezzi a demolire in un appartamento simile) il conteggio ha portato questa volta a numeri di gran lunga troppo alti. La spiegazione stava nel fatto che lui aveva conteggiato il perimetro dei tramezzi in pianta moltiplicandolo poi per l'altezza. Il perimetro! quindi venivano quantità più del doppio del reale...


E parlo di ragazzi in gamba, svegli e ben preparati in altri campi (la presentazione grafica, i rendering, ecc.).


La riflessione è d'obbligo: come mai i nostri giovani colleghi, professionisti, escono dall'università magari con ottime capacità grafiche, ma nessuna idea di cosa sia una costruzione "reale"? Oltre alla storia del'architettura, dell'arte, alla geometria e all'analisi matematica, non sarebbe il caso di inserire qualche esame "sul campo" o meglio in cantiere, e se c'è, come mai succede quello che ho raccontato? Tanto per insegnare che un muro non è solo linee o polilinee in CAD, ma è fatto di mattoni, intonaco o altri materiali, fisicamente reali, misurabili in 3 dimensioni, oltre a peso, costo e quant'altro? L'Università, oltre al posto fisso per i soliti noti (e qui la polemica potrebbe allargarsi...) è ancora in grado di insegnare qualcosa di utile per la professione? Va bene che l'esperienza è sempre fondamentale, ma una base non è necessaria?
O forse è meglio tenere il "popolo beato e ignorante" così la progettazione e la costruzione rimane appannaggio dei sempre soliti noti?


questo sono io nei primi anni '90 che demolisco un tramezzo nella mia futura casa

4 commenti:

  1. fantastico...... Credo che è da un bel pezzo che le cose volgono sempre al peggio, o meglio, c'è una vera e propria degenerazione dell'uso della grafica progettuale, tale che ormai "pianta, prospetto e sezioni" sono ritenute obsolete. Secondo me da questo principio che nascono, se non tutte, quasi tutte le carenze dei giovani architetti. Dopo di che possiamo anche dire che senza della loro bella grafica è anche inutile partecipare a concorsi vari, infatti quello che si vede sono delle straordinarie tavole ove tutto si vede tranne la "sagoma" dell'opera oggetto del concorso.

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  2. non credo che siano carenze dei giovani architetti. mi occupo di progettazione e ristrutturazione d'interni, per mia esperienza devo ammettere che pur uscendo dalla facoltà di architettura di napoli nel 1987 con una buona preparazione di composizione, progettazione e storia dell'architettura ecc. ho compreso la realizzazione di un opera progettata sola stando dietro al muratore senza vergognarmi di chiedere le varie fasi di lavorazione, ho imparato a impastare le malte a miscelarle a usare il livello ad acqua cosa che faccio ancora oggi perchè ritengo che sia più preciso del laser.
    secondo me basterebbe togliere un esame , tipo plastica ornamentale, non so se esiste ancora, e introdurre come esame un corso pratico presso una scuola di specializzazione di solito tenute da le casse edili porovinciali, insomma non pur essendo architetti dovremmo saper usare anche la cazzuola la vanga lo scarpello il martello e respirare tanta polvere di cantiere e mai dispiacersi di essersi rovinati le mani.

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  3. Salve, sono una studentessa, e vi dico che per vedere i cantieri m'è toccato sbirciare dalle recinzioni come fanno i vecchietti!
    Il fatto è che in facoltá c'è chi fa l'architetto perchè è un mestiere fashon, e chi lo fa per amore, che si fa in 4 per vedere cantieri, che studia la tecnica,la scienza delle costruzioni, la sicurezza nei cantieri, appalti,Dia ecc.
    Ma sopratutto non c'è dialogo tra universitá e mondo del lavoro: all'unversitá ti fanno progettare biblioteche,musei poi vai a lavorare e ti dicono di progettare 2 monolocali in un ex garage seminterrato..(ho enfatizzato troppo?)
    Bisogna trovare una via di mezzo tra universitá e lavoro. Chi ha testa, e a chi interessa, lo fa di sua spontanea volontá con corsi visite a cantiere fa domande ecc. Ma dall'universitá non si puó pretendere niente.

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