10 gennaio 2015

Gli spazi aperti nell'architettura di interni

#interni #ristrutturazioni #spaziaperti

Negli anni ho sviluppato una personale visione per spiegare un elemento ricorrente nell'architettura di interni di oggi: l'apertura degli spazi. Mi piace trasmettere questa concezione, per quanto limitata e criticabile, agli altri perché spesso trovo persone rimaste legate all'immagine di spazi interni delle case dei propri genitori, se non addirittura provenienti dalla generazione dei nonni. Un legame, anzi una schiavitù psicologica, da cui bisogna liberarsi: lo ritengo quasi un dovere, anzi una missione, prioritaria nella mia professione.


PERCHÉ SIAMO LEGATI AGLI SPAZI CHIUSI

pianta di un appartamento realizzato nel 1949La società che usciva dalla guerra (la generazione dei nostri nonni) e che ha costruito buona parte delle abitazioni in cui viviamo ancora oggi era fatta da persone che avendo vissuto la guerra avevano memoria indelebile dei bombardamenti, delle atrocità, della durezza dei combattimenti.... Oltretutto le famiglie erano numerose (molto più di oggi, almeno nel mondo occidentale) e così, nella ricostruzione non solo fisica ma anche psicologica del mondo e della società c'era bisogno di restituire ordine e pace alla mente quando si tornava a casa, di organizzare spazi ordinati, razionali, semplici: un ingresso, un corridoio con la cucina da una parte e il salotto dall'altra, poi le camere sui due lati e il bagno in fondo. Così nascevano le abitazioni dei nostri nonni e genitori.


 questo è un appartamento realizzato nel 1949

 
PERCHE' ADESSO AMIAMO GLI SPAZI APERTI

lo stesso appartamento ristrutturato aprendo gli spaziLa società è molto cambiata. Se prima c'era bisogno di ritrovare un "ordine mentale", oggi la nostra vita si svolge spesso in ambiti ristretti (il traffico, spazi angusti...), sempre più spinti alla specializzazione, a diventare massimi esperti di minimi dettagli. Oggi le possibilità di relazioni sociali si moltiplicano, con il web lo spazio relazionale diventa praticamente infinito. Quando torniamo a casa non possiamo più soffrire spazi ristretti, ma abbiamo bisogno di allargare la visuale, di alzare la testa mentre cuciniamo e parlare con chi sta in salotto, i nostri pensieri sbattono contro pareti troppo vicine e invece vogliono librarsi in volo.... ok scusa sono partito per la tangente! Di fatto il nostro cervello necessita di aria, gli occhi vogliono spaziare, e tornare a casa deve farci sentire bene, a volte anche risollevarci il morale, magari dopo una giornata dura.


lo stesso appartamento dopo la ristrutturazione (a volte basta poco...)


CONCLUSIONE

Ristrutturare casa deve essere occasione per una rivalutazione della nostra vita e del rapporto con l'appartamento. Bisogna essere pronti anche al cambiamento. Non mi è mai capitato che una persona, anche se all'inizio restia a fare modifiche sostanziali (una cucina aperta ad esempio), si sia pentito di aver battuto la strada dell'apertura degli spazi.

Non ultimo motivo il fatto che aprendo gli spazi aumenta la luce che penetra negli ambienti.


Per i più riluttanti esistono molti modi di lasciare la possibilità di "sezionare" gli ambienti: pannelli vetrati scorrevoli interno muro o pareti rotanti, che chiudono anche temporaneamente una cucina o uno studio in disordine.