25 gennaio 2015

L'architettura di interni e la lezione del sarto

Quando mi sono sposato (ormai parecchi anni fa...) mio padre mi convinse a farmi fare il
vestito da un sarto insieme a lui. Non era proprio nel mio stile, ma mi adattai più per
fargli piacere che altro. Il sarto si chiamava, o lo chiamavano, Neno.



Le prove

La prima volta che ci incontrammo venne da noi, ci prese tutte le misure, proprio come si vede nei film, e ci fece scegliere la stoffa. Lui era un tipo molto serio, poche battute, il suo metro a nastro intorno al collo, estremamente professionale.


Dopo un paio di settimane tornammo, questa volta noi da lui, per fare la prima prova con i vestiti imbastiti. Ci fece indossare i vestiti, senza maniche e con la stoffa appuntata con pochi punti di cucitura, provò le maniche, fece qualche correzione, tirò di qua e di là, aggiustò, cucì, e alla fine ci fece levare, piano piano, il vestito, giacca e pantaloni, e ci salutò.


Il vestito del sarto

Immagino che ci fu almeno una seconda prova, che non ricordo, prima di avere il vestito completato. Quello che ricordo molto bene però è la sensazione quando indossai il vestito finito. Era perfetto! Non mi ero mai messo addosso qualcosa che mi "fasciasse" così bene, non avevo mai conosciuto un'emozione simile nell'indossare un vestito, e non era perché fosse l'abito con il quale mi sarei sposato...

Ma non era solo il piacere dell'indossare quel vestito: il signor Neno con la sua arte mi aveva mostrato un mondo nuovo, di cui non avevo avuto mai nessuna percezione prima (mi sono sempre vestito con uno stile piuttosto casual e sportivo). Un mondo creato con l'arte e il mestiere dell'uomo, dell'artigiano, dell'artista.

Indossai felicemente quell'abito al mio matrimonio e in molte altre occasioni successive sempre con la stessa sensazione di piacere. Alla cerimonia feci un'unica concessione al mio anticonformismo: i calzini rossi!


Conclusione e morale della storiella

Ecco, io penso che la buona architettura di interni debba vestire la persona che vi abita come un vestito del sarto Neno. La casa di una persona dovrebbe "avvolgerla" come quell'abito al mio matrimonio, la progettazione dovrebbe essere come le prove dal sarto e la sensazione finale dovrebbe essere sempre quella piacevole sorpresa nel sentirsi addosso un vestito che gli sta "a pennello".

Ma per fare questo dobbiamo capire chi siamo: non possiamo pensare di essere uomini del medioevo e come tali trattare la nostra abitazione. Il vestito di Neno era elegante, lineare, preciso, moderno. Per realizzare una casa a misura del nostro modo di essere dobbiamo liberarci dai preconcetti (io ne avevo) e dalle proprie paure. Ricordi Troisi e Benigni in 'Non ci resta che piangere', quando si ritrovavano vestiti con abiti del '400? Facevano ridere vero?


A distanza di quasi vent'anni non solo ancora ricordo così bene quella piacevole sensazione, ma addirittura ancora metto addosso la giacca. I pantaloni no, lo ammetto: avrebbero bisogno di qualche ritocco dal grande Neno...

1 commento:

  1. Devo dire che ho provato le stesse sensazioni indossando l'abito di Neno. Ma non mi ero mai soffermato a pensarci.
    Vix

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